Il vino e l’archeologo Tabusso

Dalla tesi alla bottiglia  si potrebbe affermare. Non sto parlando del festeggiamento post laurea ma dell’avventura di un archeologo che il vino antico lo ha studiato e lo ha prodotto.
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 Ho fatto due chiacchiere con Simone Tabusso. Mi direte: chi è Simone? Adesso lo scopriremo.  Bando alle ciance, la strada è lunga.
Nella Gallia cisalpina, regio IX, a poche miglia da Alba Pompeia, Simone Tabusso, archeologo e sommelier ha riportato in luce dopo duemila anni l’antico vino romano. Ci troviamo per essere più chiari, in Piemonte, a Novello, suggestivo paese delle Langhe, terra dei grandi vini piemontesi.
Qui Tabusso quattro anni fa, ha iniziato le ricerche per la sua tesi di laurea inerente la produzione del vino in età romana dal titolo “Dalla vigna alla cantina: alcuni aspetti della produzione vinicola in Gallia Narbonese”.
Durante il percorso di ricerca ha partecipato a campagne di scavo a Pompei e a Costigliole Saluzzo (CN); qui è stata rinvenuta una villa rustica del I secolo d.C., unicum all’interno della pianura padana, che presenta impianti di produzione del vino quali: calcatoria per la pigiatura dei grappoli e lacus per la raccolta del mosto. Inoltre gran parte delle sue energie sono state dedicate allo studio e alla traduzione delle antiche fonti latine degli agronomi come: Catone, Columella, Varrone… In esse si celavano i segreti della produzione e della conservazione dell’antico vino romano che veniva aromatizzato con erbe e spezie naturali per permettere una durata maggiore nel tempo cercando di ovviare alla mancanza di solfiti. Oggi a Novello (Cn), dopo due anni di prove di vinificazione ha aperto un’impresa di produzione dell’antico vino romano.
Le tipologie riportate ai nostri giorni da Tabusso sono due: Il Purpureum e l’Aureum.
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Il primo è un vino rosso aromatizzato con miele, erbe e spezie, ottimo ad oggi abbinato a dessert e formaggi stagionati, ma che gli antichi romani utilizzavano per la gustatio, il nostro aperitivo. Il secondo è un vino bianco che viene aromatizzato da un pregiato defrutum (mosto cotto) e una miscela di erbe e spezie che ci fa tornare alla mente antichi profumi e all’atmosfera che si respirava durante un banchetto romano. Essendo l’Aureum un vino secco si abbina bene ad aperitivi, primi piatti aromatici, secondi di pesce e carni bianche. A Novello, inoltre Tabusso ha creato un percorso museale in cui è possibile ammirare una cantina romana; la ricostruzione di un torchio, le anfore e le botti trasportano il visitatore in un viaggio temporale e sensoriale nell’antichità, a cui fa seguito la degustazione dell’antico vino romano.
L’obiettivo del progetto è quello di sensibilizzare le persone all’archeologia e investire una parte dei fondi nelle attività di ricerca e valorizzazione del territorio.
Avete capito chi è Simone Tabusso?
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Generoso Urciuoli

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