Vino controverso (2)

Continuo questa brevissima indagine sul consumo del vino nel mondo islamico “storico”.
Per una facilità di lettura e contestualizzazione riporterò anche quanto già scritto nel precedente post.

Esistono numerose brocche, come questa appartenete alla collezione al-Sabah, Kuwait,
FullSizeRender (5) che riportano epigrafi con frasi “Bere con gioia e soddisfazione”.
(Iran, fine del XII – inizi XIII secolo)

Una conferma indiretta, potrebbe arrivare da un altra brocca, del Museo d’Arte Orientale di Torino, a forma di gallo.
ISv_65 lato 1

Cosa ha che vedere il gallo con il consumo del vino?

Nell’antico Iran, recipitienti zoomorfi e in particolare a forma di gallo erano utilizzati per i rituali. Di chiara derivazione e tradizione zoroastrina, il gallo era venerato perché annuciva l’arrivo del giorno. Con il conseguente finire della notte venivano scacciati i demoni, soliti essere attivi in assenza del sole.
Nella Persia islamica il gallo era associato a Surush, che nella tradizione giudaica faceva coppia con l’arcangelo Gabriele.

Secondo il poeta abasside dl IX secolo Al – Jahiz, demoni e jinn temono il gallo, proprio perché annuncia l’arrivo del giorno.
Il trasformare questo animale in un’importante figura apotropaica fu un passo breve.

Nella poesia persiana medievale, ci sono numerosi riferimenti ad oggetti come la brocca con gallo, dovuti probabilmente al fatto che l’ebrezza era percepita come metafora dell’estasi mistica che per i Sufi rappresentava l’unione con Dio.

Tornando alla brocca a forma di gallo, proveniente da uno dei centri di produzione ceramica più attivi e importanti dell’Iran, Kashan, e con datazione simile alla precedente, XIII sec.
Come potete notare ci sono raffigurati quattro personaggi assisi in un giardino e sotto di essi corre una fascia che riporta un’iscrizione di difficile interpretazione ma che, verosimilmente, è un verso in lode al vino, in linea con l’uso quotidiano di queste brocche.

Dunque, il consumo del vino era abitudine controversa?
(tratto dal post precedente)
Con il passare dei secoli, il rapporto tra uomo musulmano e vino (in senso generico bevanda fermentata) è cambiato.
Pare che l’aceto fosse ritenuto da Maometto il migliore dei condimenti. Tale commento fa propendere per l’uso e il consumo del liquido in ambito culinario. Il profeta Maometto, oltre a prediligere l’aceto, era solito dissetarsi con una bevanda fatta di datteri, uva, orzo o grano lasciati macerare nell’acqua fino a fermentazione.
Non a caso nel Corano troviamo “E dei frutti delle palme e delle viti, vi fate bevanda inebriante e buon alimento: e certo questo un segno per gente che sa ragionare” (Corano 16,67).
Senza addentrarmi troppo nell’articolato mondo islamico, in questa sede mi basta evidenziare che nell’ecumene islamica esistono i sunniti e gli sciiti e in seno ai sunniti sono sorte quattro scuole giuridiche che forniscono diverse indicazioni di comportamento in base alle interpretazioni elaborate da ognuna. Tra queste, ad esempio, quella hanafita ha un atteggiamento più liberale nei confronti delle bevande fermentate; infatti, per tal motivo, nella cultura ottomana, che si riferisce alla scuola giuridica hanafita, si trovano diversi riferimenti alle bevande fermentate.

La lettura del Corano fornisce ulteriori indicazioni sulla vicenda controversa: il testo sacro alterna versetti in cui si inneggia al vino, come in precedenza citato, a parti in cui ne viene condannato l’uso.

Il tono diviene più da condanna nella Sura 4, la sura de “Le Donne”, che contiene leggi sulla condotta delle donne e sulla vita familiare Islamica. Nel versetto 43 si legge “O voi che credete! Non accostatevi all’orazione se siete ebbri” .

Ne la Sura 2 Al-Baqara (La Giovenca) al versetto 219 si apprende che “Ti chiedono del vino e del gioco d’azzardo. Di’: “In entrambi c’è un grande peccato e qualche vantaggio per gli uomini, ma in entrambi il peccato è maggiore del beneficio!”

La Sura 5 Al-Mâ’ida (La Tavola Imbandita) , nel versetto 90, evidenzia che “. O voi che credete, in verità il vino, il gioco d’azzardo, le pietre idolatriche, le frecce divinatorie, sono immonde opere di Satana. Evitatele, affinché possiate prosperare”.
scena vino islam (Scena di consumo di vino, Iran, 1430 circa. Metropolitan Museum)

I giuristi islamici si interrogano spesso sul significato del termine “vino”. Un lemma che per convenzione è stato scelto per rappresentare tutte le forme di bevande fermentate e sostanze inebrianti o la parola è stata usata nell’accezione propria del termine?

Nel corso dei secoli si sono affermate diverse posizioni, sempre dettate dalla scuola giuridica di appartenenza. A titolo esemplificativo, a dimostrazione di quanto tale aspetto sia stato ed è dibattuto, si riporta una dichiarazione molto interessante dell’imam Abu Hanifa (1500 circa) : “Sebbene una bevanda possa ribollire, a meno che non possieda la capacità di produrre schiuma e sedimenti durante il processo di ribollimento, la fermentazione può essere assente”.

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