Dal banchetto all’eucarestia, a breve un articolo completo

La morte e la sua fenomenologia sono state affrontate dalle civiltà del passato con concezioni e pratiche diverse. La codificazione dei riti di sepoltura, le modalità di trattamento rituale del cadavere, l’elaborazione di miti sull’aldilà e del destino del corpo sono temi ai quali ogni civiltà ha fornito una propria riflessione, esplicitata grazie alla sensibilità sviluppata sul tema della morte e la messa in atto dalle tecniche predisposte al servizio del defunto.
Gli studiosi hanno registrato numerose peculiarità nelle pratiche funerarie susseguitesi nel corso dei millenni, ma un elemento, che travalica i secoli e i territori, pare accomunare tutte le antiche civiltà: il cibo e la necessità di nutrire il defunto.
Nel contesto funerario, il banchetto o la libagione rappresentano il denominatore comune delle pratiche funerarie.
A partire dall’ Antico Egitto sino agli albori del Cristianesimo, il banchetto diventa non solo un elemento di ritualità, ma una vera e propria esigenza che i vivi devono soddisfare per i morti.
Le offerte non consistono solo di singoli alimenti, ad esempio il miele che intasava i condotti per le libagioni di una sepoltura ad Ebla, ma di veri e propri preparati a tal punto da far ipotizzare che l’arte gastronomica, già presente nelle antiche civiltà, si sia sviluppata anche per le dimore eterne.
Il contesto funerario, oltre a presentare cibo all’interno del corredo, è caratterizzato dalla presenza della raffigurazione del banchetto funerario, il totenmahal.
L’iconografia del banchetto, al netto delle variazioni stilistiche, evidenzia una continuità simbolica nei millenni.
Dopo un breve excursus sulle scene più rappresentative del pasto, con e per il defunto, e di alcuni corredi funerari particolarmente ricchi di preparati culinari, questo contributo evidenzierà il passaggio del banchetto dal mondo pagano al mondo cristiano fino alla sua sostituzione con l’eucarestia durante la celebrazione del rito funebre, abbandonando così i ‘refrigeria’ cristiani, libagioni o veri e propri pasti comunitari, presso la sepoltura, che per Sant’Agostino facevano trascorrere intere giornate in “abundantia epularum et ebrietate”.
Nella realtà dei fatti, l’eucarestia durante il rito funerario, non sostituì la tradizione del banchetto che, ad esempio, in Italia era ancora diffusa nell’Ottocento.
Adesso non resta che scriverlo!
Generoso Urciuoli

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