Per un passato migliore di G.U.

Questo post è frutto di una riflessione sulla vignette qui pubblicata.
C’era una volta il mito delle Età dell’uomo contenuto negli Erga di Esiodo (VIII-VII a.C.),
Per chi non se lo ricordasse, il succo è questo: già nel 800 a.C circa, qualcuno pensava che il presente fosse scarsettino, qualitativamente parlando, rispetto alla grandezza del passato. Una visione decisamente degenaritiva della storia dell’umanita dal punto di vista delle categorie morali, fino ad arrivare, dopo l’età d’oro, d’argento, …, a quella della degenerazione e del dissesto morale, ossia quella del ferro.
Questo concetto è stato espresso durante un periodo che noi guardiamo e definiamo come “alto”, la culla della nostra Cultura, che, ahi noi, è un modello ormai perduto di grandezza.
Un topos letterario, quello delle Età, che ha trasmesso, dal mio punto di vista, almeno tre corto circuiti. Il primo: il topos ha alimentato una visione dell’antichità intesa come epoca totalmente estranea all’idea del progresso dove, però, ciò che veniva realizzato, viene visto dai posteri come “aulico”, magnifico, insuperabile. Pensate al fumetto: sopra una magnifica colonna bianca, segno indiscusso della (finta) classicità che soddisfa i criteri estetici del bello; sotto, la decadenza, dove viene rappresentata una civiltà che produce solo mobili ikea.
Collegato a quanto appena scritto il secondo corto circuito: etichettare come eccezionale e quasi impossibile per mano umana la realizzazione di alcune opere (pensate alle piramidi); concetto rafforzato dal luogo comune che l’uomo in antichità non disponesse, nonostante qualitativamente e moralmente più idoneo, delle competenze tecniche per progettare e dar volume a cotante opere.
Dal non saper fare dell’antichità (mica hanno inventato i computer) passiamo al nostro essere barbari al loro confronto.
Perchè si continua a pensare che il passato sia necessariamente migliore del presente? Perchè si pensa che moralmente siamo sempre sul piano inclinato della discesa a pochi centimetri dal dissolvimento morale? Il baratro realmente ci attende? Ecco il terzo corto circuito: perchè, se reputiamo che il passato sia moralmente migliore, abbiamo la presunzione che in una Civiltà del XXI secolo non possano avvenire determinati episodi? Se accettiamo l’idea che siamo degenerati (topos), perché scandalizzarci? Dobbiamo far pace con il cervello e guardare al passato con la giusta ottica e per vivere un presente migliore, forse bisogna smettere, citando il titolo di un album dei Ministri, di affannarsi “Per un passato migliore”.
Generoso Urciuoli

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