Mangiar da Nabatei

I Nabatei, questi “illustri sconosciuti”.
Immediatamente non colleghiamo i Nabatei con il meraviglioso sito di Petra, ma ebbene si, la località sita nell’attuale Giordania era la capitale di questa popolazione di origine araba che comparve nella storia dell’umanità nel 312 a.C per uscirne nel 106 d.C dopo essere stata assoggettata dai Romani.

Petra

Tre aspetti di questo popolo ne rilevano un’impronta originale: architettura rupestre, ceramica e scrittura.
Il primo a parlarne fu Diodoro Siculo nel 312 a.C. che ne sancì il debutto ufficiale sulla scena storica.
Un popolo di nomadi e pastori, che si trasformò in abili commercianti e la loro sete di ricchezza era tale da punire pubblicamente chiunque perdesse parte della propria proprietà. Questo secondo la testimonianza lasciataci da Strabone (geografico e storico greco vissuto a cavallo tra il I a.C e il I d.C). Da popolo nomade divenne sedentario dando vita a lusso e sfarzo permesso dalle ricchezze prodotte dai commerci
Come mangiavano i Nabatei? Semisdraiati, soprattutto durante i banchetti rituali.

Non è insolito ritrovare in prossimità dei santuari alcune sale da pranzo o da banchetto caratterizzate dalla presenza di triclini, spesso con disposizione a ferro di cavallo (stibadium)

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che venivano utilizzate per lo svolgimento di banchetti commemorativi (in onore dei defunti) o celebrativi (in onore delle divinità).
Strabone ci informa che a queste riunioni partecipavano dodici o tredici persone ed erano allietate dalla presenza di due musiciste. Ogni partecipante poteva bere fino a un massimo di undici coppe di vino.

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