Spaghetti o “spa get”

Non dite che non l’ho mai sostenuto!
Scherzi a parte, ma è proprio la verità: gli spaghetti in Italia non furono introdotti da Marco Polo al suo ritorno dal famoso viaggio (e nemmeno la pasta).
I lettori più attenti di questo Archeofoodblog si sono imbattuti spesso in questa consapevolezza: molte volte abbiamo parlato degli Etruschi come i primi consumatori di pasta sul suolo italico e di tanti altri utilizzi di questo impasto da parte dei Micenei, Greci e Romani.
Cosa assaggiò Marco Polo in Cina? Della pasta, forse, ma non realizzata di grano duro, ma di “farina di alberi” (la soia). E gli spaghetti? Che tutti pensano portati, come forma di pasta, dal veneziano al suo ritorno dal viaggio?

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Faccio un salto avanti nei secoli e arriviamo al XIX secolo quando Pellegrino Artusi, uno dei pilastri fondanti della cucina italiana, nel suo libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891) inizia a chiamare “spaghetti” quelli che in precedenza venivano chiamati e realizzati artigianalmente: vermicelli.
Torno a Marco Polo: quando diciassettenne nel 1271, insieme al padre Niccolo e allo zio Matteo, intraprese il famoso viaggio, in Italia e in Cina gli spaghetti erano ampiamente consumati. I Cinesi da qualche millennio! Eppure nel Milione non ne troviamo notizia diretta (un po’ come il discorso della mela di Adamo ed Eva, con la mela che non compare mai come frutto proibito nelle Sacre Scritture) e questo nonostante il consumo da parte dei Cinesi sin da epoche remote. Infatti, scartabellando tra le notizie di scavo in Cina, emerge che nel 2005 alcuni archeologi hanno trovano in un contesto di scavo, nei pressi di una località sulle rive del Fiume Giallo, una ciotola di spaghetti databile al tardo neolitico. Impasto realizzato con il miglio.
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Quindi, Marco Polo, portò gli spaghetti, in Italia? Dobbiamo a lui tale impresa?
Parrebbe proprio di no.
Devo portarvi in America e farvi pensare a una bella operazione di marketing, recente: Ottobre 1929.
Abbandono le archeoricette e mi butto in un’altra storia divertente; parole chiave: articolo di giornale, Italia, spaghetti e tanta voglia di vendere il proprio prodotto!
Metto tutto insieme e vediamo cosa ne esce fuori. Sul The Macaroni Journal, giornale di informazione dell’organo di produzione di pasta made in USA, compare un articolo che racconta una meravigliosa storia: il signor Spaghetti, un marinaio facente parte dell’equipaggio di Marco Polo, incontra un cinese che gli insegna come preparare un tipo di pasta caratterizzato dalla forma allungata e molto sottile.
Come sempre il caso, nelle grandi scoperte, ha il suo peso specifico e nell’articolo si apprende che fu per puro caso che Spaghetti, alla ricerca di acqua potabile finì in un villaggio dove vide un uomo e una donna anziani intenti a preparare un tipo di pasta strano. Il buon marinaio, Spaghetti, dall’intuito sopraffino e cogliendo le potenzialità di questa pasta, impara velocemente come produrla e se la porta via.
Si dimentica però di chiedere come poterla cucinare.
Nessun problema: la tipica arte dell’arrangiarsi che ha sempre caratterizzato noi popolo italico, lo porta a sperimentare una cottura non nell’acqua dolce, ma con l’acqua di mare, perché salata!
Bene, questo è solo il principio della storia, perché poi, ecco che arriva Hollywood con il film The Adventures of Marco Polo, uscito nel 1938 con il mercante veneziano interpretato da Gary Cooper, dove il buon personaggio Marco Polo, davanti a una ciotola con della strana pasta chiede di cosa si tratti e il cinese risponde “Spa get”.

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Il resto è noto!
Buon appetito a tutti!

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