Scoperte illuminanti di G.U.

Il titolo del post è ingannevole, perché non sto scrivendo di nessuna scoperta particolare.
Dopo aver smesso di bazzicare per cantieri archeologici e palchi di grandi eventi, ho avuto la fortuna di “chiudermi” in un museo.
In ambito archeologico le problematiche da affrontare erano legate a una corretta documentazione, a un intervento di conservazione immediata del manufatto appena portato alla luce e al suo primo imballaggio e trasporto, al riconoscimento degli strati e delle epoche, insomma la tipica attività da archeologo da cantiere “di emergenza”. Sui palchi, invece, a coordinare i grandi eventi o a fare da direttore di produzione ho imparato tante altre cose.
Il tutto messo insieme, anche i diversi allestimenti di mostre seguiti ma in ambito “contemporaneo”) mi è ritornato utile nel momento in cui mi sono chiuso in museo dove mi occupo sia della conservazione preventiva degli oggetti e seguo, sotto il profilo tecnico e tecnologico la struttura museale in generale.
Uno dei problemi maggiori da affrontare (insieme al discorso del microclima) è quello dell’illuminazione delle opere d’arte che sono entrate a far parte del patrimonio museale e, in particolare, quelle che devono essere esposte in occasione di una mostra temporanea. Queste opere, frequentemente, oltre alla loro bellezza, portano con se lo stato d’ansia dei prestatori eccessivamente ossessionati dalle indicazioni standard di esposizione ai lux.
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Su questo punto avrò modo e il piacere di tornare in un futuro post, ma, ad esempio, oltre al discorso dei parametri da rispettare in base alla classificazione dei materiali a seconda della loro sensibilità alla luce, ci sono anche altre particolarità: il museo prestatore spesso non rispetta i parametri a casa sua, ma pretende che tu li rispetti in maniera maniacale! Cose che capitano…
Le mostre temporanee possono: essere allestite in un luogo progettato per le esposizioni temporanee o essere allestite in una location non attrezzata e adibita all’esposizione in modo estemporaneo.
Progettare l’illuminazione delle due location non differisce molto tranne per il discorso, nel primo caso, che oltre l’illuminazione specifica per il materiale in esposizione, si deve tener conto dell’illuminazione di base (di sicurezza, per le pulizie, per ronde e varie) nel momento in cui si parte con il progetto allestitivo e illuminotecnico. Va da se che la seconda location sarà dotata di un impianto di base che va verificato per la sua efficacia e congruità con l’esposizione.
Per l’illuminazione specifica sul materiale, essendo finiti i tempi delle “vacche grasse”, e con una tecnologia di alto livello che attualmente le case produttrici di corpi illuminanti garantiscono, un elemento fondamentale da tenere in considerazione nella progettazione illuminotecnica di mostre temporanee è la possibilità di acquistare materiale che sia adattabile e flessibile alle diverse esposizioni che si succederanno.
Se è pur vero che un apparecchio dimmerabile e a led costa dalle 3 alle 5 volte di più di un faretto normale, se si ha un progetto di mostre già pianificato, il costo sarà ampiamente ammortizzabile nel tempo e il suo uso sarà garantito per esposizioni di natura diversa con richieste lux differenti anche nello stesso ambiente.
Certo, cosa saggia sarebbe mettere sempre a un tavolo di lavoro l’architetto incaricato dell’allestimento, il curatore della mostra e gli eventuali conservatori per concertare, tenendo conto delle diverse esigenze (natura allestitiva, conservativa, di sicurezza etc etc), il miglior progetto di mostra possibile. Impossibile! Tranne ritrovare le tre figure, a tre ore dall’inizio della mostra a litigare.
Nel momento in cui si realizza un progetto illuminotecnico di una mostra temporanea bisognerebbe tenere in considerazione un’altra variabile (che tendenzialmente si presenta con minor frequenza nel caso dell’ allestimento permanete): la quantità di pubblico maggiore e concentrata in poco tempo che guarda l’opera. La lettura di quest’ultima, anziché avvenire da parte del visitatore in maniera normale e con posizionamento dell’illuminazione standard, potrebbe essere soggetta a osservazione da diversi punti di vista contemporaneamente, quindi bisognerebbe prevedere una confortevole visione che non sia solo “frontale”. E in caso di opere a tutto tondo, attenzione agli abbagliamenti. E poi c’è la fantascienza!
Generoso Urciuoli

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