I miscredenti! di G.U.

Quando il saper raccontare bene una storia alimenta il mito. L’orientalista Fosco Marain nel 1959, al ritorno da una spedizione del Club alpino italiano sul Sarahgrar dell’Hindukush, dopo l’incontro con il popolo dei Kalash affermò: “La presenza del tralcio sacro a Dioniso dava subito un carattere sottilmente mitologico alla valle. Una fanciulla, appoggiata a un muretto di sassi, stava suonando un flauto. Non si scompose per nulla al nostro passaggio, e continuò a riempire l’aria di una musichina lieve, commento perfetto a quanto vedevamo intorno a noi. Pareva impossibile non ci scappasse la parola arcadico’. Tanto infatti risultò adatta al luogo e alla gente, che la usammo, a proposito e a sproposito, per due o tre giorni: ‘Hai visto l’arcadico vecchio?’. ‘Ecco le arcadiche fanciulle!’. ‘Dov’è l’arcadica capanna?’. ‘Buttami l’arcadica pentola”’.
I Kalash, definiti anche Kafiri (dall’ arabo kāfir «miscredente» perché hanno mantenuto a lungo il loro paganesimo prima di essere convertiti forzatamente all’Islam nel XIX sec.), sono stati e vengono considerati i figli di Dioniso, i Re pastori, i seguaci della cultura “caprina”, gli eredii biondi e con gli occhi chiari di Alessandro Magno e sono stanziati in una vallata a Ovest del confine tra Afhanistan e Pakistan. La loro vera origine? Ancora fortemente dibattuta.
(foto da Arianna editrice)

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