serviti in uova di struzzo

“Trimalcione si volta e ci comunica: «Amici, ho fatto mettere sotto la gallina delle uova di pavone ma, per dio, mi sa che ci sia già dentro il pulcino. In ogni modo vediamo un po’ se si possono ancora inghiottire». Noi allora prendiamo dei cucchiaini che non pesavano meno di
mezza libbra e rompiamo quelle uova ricoperte con un impasto di farina. Io stavo quasi per buttar via il mio perché mi sembrava che dentro ci fosse già il pulcino. Ma poi, quando sento un habitué di quelle serate dire “mi sa che qui dentro c’è qualcosa di buono”, frugo un po’ con la mano dentro al guscio e ci trovo un beccaccino da favola immerso in salsa piccante di tuorlo.” (Petronio, La cena di Trimalcione).
Proviamo a ricostruire questa stranezza culinaria descritta da Petronio: il cuoco al servizio di Trimalcione avrebbe lasciato a frollare i beccaccini per lungo tempo fino a 10 giorni giù puliti dalle interiora. Dalle rappresentazioni parietarie di epoca romana, possiamo affermare che la loro frollatura sarebbe avvenuta con i volatili appesi per il collo e lasciati in un luogo buio (ovvio) e fresco.
Per cuocerli li avrebbero arrostiti, salati, pepati e conditi con qualche erba aromatica tipo l’aneto o la ruta. Per la salsa di tuorlo: tuorli , aceto, sale e pepe e tanta forza per amalgamarla bene.
Nella foto un uovo di struzzo riutilizzato come “foglio” su cui scrivere una poesia. Ritrovato nel porto di Quseir, Egitto (Quseir al-Qadim Project – University of Southampton.)

struzzo uovo

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