Uso improprio di Garum

Chissà quante altre scoperte archeologiche porteranno a ripensare e a rivedere le attuali conoscenza sulle antiche civiltà.
Chi avrebbe mai pensato che, ad esempio, gli antichi romani, sulle navi, avessero installato degli impianti idraulici collegati a vasche piene d’acqua di mare finalizzate al trasporto del pesce ancora vivo, in modo da farlo giungere fresco sulla tavola dei consumatori? Dopo anni di studi condotti su una nave del II sec.d.C, la Iulia Felix, ritrovata al largo di Grado con un carico di 600 anfore e merci varie, gli esperti si sono espressi: la nave era dotata di “frighi” per la conservazione del pesce vivo. Svilupperemo la notizia del “frighi” nell’arco della giornata ma adesso presentiamo il garum: una salsa che veniva utilizzata come condimento un po’ su tutto, anche sui dolci. La ricetta descritta da Marziale la presentiamo a ora di pranzo, interessante, invece, evidenziare che un altro autore latino, Lucio Giunio Moderato Columella, nel suo lavoro De re rustica, (VI, 34) cita il garum come rimedio contro la pestifera labes che colpisce le cavalle e in pochi giorni le conduce alla morte. La terapia consisteva nel versare nel naso dell’animale almeno quattro sestari di garum pari a circa 2 litri.

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