Polledrara…7 anni fa

Sembra passata una vita, o forse anche due, ma rapportato all’antichità di quel sito, questi 7 anni trascorsi, sembrano un paio di minuti.

Era la primavera del 2005. Per la precisione la primavera romana del 2005. Casa in una zona appena fuori il grande raccordo anulare, per la precisione a Labaro. In quella casa, presa in affitto per quello scavo,  eravamo in 4 più il nostro basista romano che all’epoca abitava a Tor Vergata, ma che era anche il nostro driver, nonché collega di scavo.
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Tutte le mattine ci si svegliava prestissimo, perché  la strada da fare era lunga. Andando però in direzione opposta al consueto flusso mattutino di arrivo in città, anche il tratto che si faceva del raccordo non risultava essere così drammatico. Abbandonato il raccordo si percorreva la Boccea. Prima di imboccare una strada sterrata che attraversava una serie di poderi, con tanto di cani liberi che inseguivano il mezzo, eravamo soliti fermarci da “Nando occhibelli”.In realtà nessuno di noi sapeva il vero nome di questo signore, l’unica cosa di cui eravamo consapevoli e che “Nando occhibelli” per due euro ci faceva dei panini che ci saziavano fino a sera. Espletata la pratica “Nando occhibelli” via verso lo scavo. Più che uno scavo, un sito musealizzato: la Polledrara di Cecanibbio, uno dei più importanti complessi archeologici dell’Italia centrale, che copre un arco di tempo vastissimo che va dal Pleistocene  medio fino all’età medioevale. E la cosa meravigliosa è che io ero li, a scavare, in compagnia di altri 4 fantastici archeologi provenienti da diverse zone d’Italia, coi quali avevamo appena finito uno scavo in Liguria e ora si partiva con quella meraviglia nei pressi di Roma. E in quei giorni mentre stavamo scavando, il mitico e gesticolante Alberto Angela, realizzò una puntata su quel posto. Noi nel nostro settore di scavo venivamo ripresi mentre portavamo alla luce interi resti di Elephanr antiquus di soli “250.000 anni”. Primavera 2005, caldo, sole, la giannetta, le serate romane e quello scavo.
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Finito lo scavo, relativamente presto nel pomeriggio, mentre le nostre colleghe si godevano Roma, io e il mitico “driver” correvamo in zona Termini. per portare a termine le interessanti lezioni di specializzazione al PIAC (pontificio istituto di archeologia cristiana)  in instrumentum domesticum…e li si parlava di catacombe…e ovviamente di ceramica.
Dal pleistocene ai II sec. D.C per intere settimane, altro che trip con droghe!
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G.U.

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